UN PONTE PER OSTARA: YULE, LA CELEBRAZIONE DELLA LUCE E LA PROMESSA DELLA RINASCITA

13 Dicembre 2023
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Alle porte dell’equinozio di primavera, un’attenzione particolare va dedicata al suo illustre predecessore temporale, il magico solstizio d’inverno, ricco di simbologie e significati come festa che chiude la ciclica naturalità e nel contempo la sua nuova ripartenza. Al contrario di quanto si pensi, non è l’oscurità la protagonista di questa celebrazione, bensì la luce. Una luminosità solo apparentemente sovrastata dall’avanzare delle tenebre, come si potrebbe ipotizzare dal suo fenomeno prevalente, ovvero quello della notte più lunga dell’anno. E’ così che la terra, indissolubilmente legata al Sole, assume il ruolo di ponte naturale per la prossima e feconda primavera: il perfetto equilibrio tra il giorno e la notte. 

Yule è una celebrazione del solstizio d’inverno che si onora tradizionalmente in molte culture germaniche, nordiche e celtiche. La celebrazione cade solitamente intorno al 21 o 22 dicembre, che è il giorno più corto dell’anno in termini di luce solare. La celebrazione di Yule ha radici antiche e si celebrava per festeggiare il ritorno della luce del sole, poiché il solstizio d’inverno segna il punto in cui la giornata inizia a diventare più lunga. Era visto come un momento di rinnovamento e di speranza per un futuro migliore. 

Una dedicazione permeata da riti atti dunque a stimolare il processo di rinascita accompagnati da falò, canti e danze. Era anche un momento per ringraziare gli dèi per i raccolti dell’anno appena passato e per chiedere prosperità per quello successivo. In molte culture germaniche e nordiche, Yule era associato al dio del sole e alla dea della fertilità. Inoltre, nella mitologia norrena, era associato al dio Odin e al suo figlio Balder, che rappresentavano la luce e la vita. 

Una celebrazione antica e suggestiva che ancora oggi rappresenta un’occasione per passare del tempo con la famiglia e gli amici, per ringraziare gli dèi per le benedizioni dell’anno passato e per chiedere prosperità per l’anno a venire. In tempi moderni, molte delle tradizioni di Yule sono state incorporate nella celebrazione del Natale cristiano, che cade intorno alla stessa data. Tuttavia, i pagani continuano generalmente a celebrare Yule come una tradizione separata. Questo succede, ad esempio, nel caso de Il Tempio del Lupo. 

Il Solstizio d’Inverno, portarsi a nuova luce: cosa ci ricorda la saggezza degli antichi nel nostro quotidiano? 

Il solstizio d’inverno, che si verifica attorno al 21 o 22 dicembre, è il momento in cui il Sole raggiunge il punto più meridionale dell’emisfero settentrionale. Come già detto, durante questo periodo, assistiamo alla giornata più corta e alla notte più lunga dell’anno. 

Nel medioevo il solstizio d’inverno aveva un significato particolare per le culture rurali, che dipendevano dalle stagioni per l’agricoltura e la raccolta delle risorse. Per queste società, esso rappresentava la fine del periodo di raccolta e l’inizio del periodo di riposo e preparazione per la stagione successiva. Era anche visto come un momento di transizione verso un nuovo ciclo di vita, anche personale, simboleggiato dalla morte e rinascita del Sole. 

Così come gli antichi Germani festeggiavano lo “Yule” i druidi celti intorno al medesimo periodo organizzavano il festival di Samhain, che segnava la fine dell’anno agricolo e l’inizio dell’anno sabbatico. Lo stesso Natale cristiano ha in realtà assorbito e inglobato come propri molti dei suoi aspetti, ma l’unicità della ricorrenza si deve unicamente alla cultura e alla religione degli popoli germanici. Tra i lasciti caratteristici ricordiamo il ceppo, la decorazione dell’albero, il vischio, la realizzazione delle carpette di paglia o di vimini. 

In generale, per le culture medievali il solstizio d’inverno era un momento di riflessione e di riconnessione con la natura e le proprie radici. Per questo motivo, molte tradizioni e riti associati al solstizio d’inverno sopravvivono ancora oggi e sono ancora celebrate in tutto il mondo. Nei Paesi scandinavi sia Natale che Yule sono chiamati entrambi col termine “Jul”. Una parola questa che è entrata anche nel vocabolario finnico, tant’è che in Finlandia Natale è detto “Joulu”. 

Bentornata primavera: Ostara nell’equilibrio tra luci e ombre 

L’avvento della stagione più corta ma anche la più attesa dell’anno nel calendario pagano prende il nome di Ostara. Non ci sarebbe bisogno di ricordare che si tratta di una festività pagana che ricorre solitamente intorno al 20 o 21 marzo, per celebrare l’equinozio e l’inizio della nuova stagione. Essa è legata proprio al culto della dea della primavera e della fertilità, la germanica Eostre, da cui prende il nome. 

Vita e rinascita vengono qui simboleggiate dal ritorno alla vita. Gli antichi celebranti rendevano omaggio alla dea, ringraziandola per i doni della primavera e chiedendo la sua benedizione. In generale, Ostara rappresenta infatti la rinascita, un momento in cui tutto si ricrea, un’occasione di ringraziamento e richiesta di benedizioni per la stagione in arrivo. 

Ostara è anche un momento dedicato alla contemplazione della natura e all’omaggio della sua bellezza. Molti celebranti in questo periodo dell’anno partecipano a passeggiate o escursioni all’aperto per godere tutto il fascino dei suoi colori e dei suoi profumi. 

La celebrazione include spesso l’uso di simboli associati come uova decorate, fiori, miele, verdure germogliate e verde, asparagi. Le uova, in particolare, erano considerate un simbolo di vita e rinascita, e venivano spesso dipinte e decorate con colori vivaci. Le tradizioni includono anche la raccolta di fiori selvatici, l’uso di candele e l’accensione di falò per riaccogliere tutto ciò che è pronto a ritornare dopo l’inverno. Il desiderio di ritorno al nuovo si traduce spesso anche in rituali ierogamici, ovvero di unione sessuale come rappresentazione sacra della fertilità. 

L’equinozio di primavera è tra il resto un fenomeno di interesse per gli astronomi e gli scienziati, poiché fornisce l’opportunità di studiare l’inclinazione dell’asse terrestre e l’effetto della luce solare sulla Terra. Da questo punto di vista si tratta di un evento che si verifica quando il Sole si trova esattamente sopra l’equatore, causando una distribuzione uguale di luce solare su entrambi gli emisferi. In questa fase, il giorno e la notte hanno la stessa durata ovunque. 

E’ proprio questo il punto di partenza per la definizione delle stagioni. Con esso nell’emisfero settentrionale le giornate diventano più lunghe e le temperature si alzano, segnando l’inizio della stagione della crescita e della fioritura. Nel contempo l’emisfero meridionale entra invece nella sua fase autunnale. 

La festività di Ostara, come molte altre festività pagane, è stata soppressa con l’avvento del cristianesimo. Come nel caso di Yule, molte delle sue tradizioni e dei suoi simboli sono stati incorporati in diverse ricorrenze come la Pasqua, che cade intorno alla stessa data. Anche quest’ultima porta infatti con sé molti elementi simbolici quali l’uso delle uova decorate e dei fiori. 

Così come in Europa l’equinozio di primavera è legato al concetto della fertilità, esso rappresentava un momento importante dell’anno già per molte culture antiche: l’antica civiltà egizia in questo periodo celebrava il festival di Opet, a ricordare la rinascita del faraone come figlio divino del Sole e anche oggi, in Giappone, si celebra la festività di Vernal Equinox Day, un giorno festivo nazionale, in cui le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e visitare i templi e i santuari. 

Ostara è in sintesi il tempo del rinnovamento. Perciò lasciamo che questa dea purifichi la nostra mente, riportando l’armonia dentro e fuori di noi. 

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