LA RUOTA DELL’ANNO: LE FESTIVITA’ PAGANE SONO TUTTI UGUALI? 

13 Dicembre 2023
4 mins read

La Ruota dell’Anno descrive in dettaglio le celebrazioni pagane legate all’alternarsi delle stagioni. Si tratta di festività che si concentrano su ciò che ogni stagione ci regala ed in passato era prevalentemente incentrata sulla gestione delle risorse alimentari e sul sostentamento. Prima dell’invenzione degli orologi, dei mesi, delle settimane e dei giorni, questo strumento tradizionale era utilizzato come calendario originale. In origine infatti le culture antiche utilizzavano l’osservanza dell’avvicendarsi delle stagioni per sopravvivere, prosperare, organizzare e gestire al meglio il contesto sociale. Informazioni queste che sono state tramandate di generazione in generazione per arrivare fino ai giorni nostri. 

Se dovessimo escludere coloro tra i quali è viva la consapevolezza dell’importanza di celebrare i cosiddetti ‘festival pagani’, nelle diverse tradizioni annoverati come ‘sabba’, ‘equinozi’ e per il paganesimo nordico ‘Blòt’, la maggior parte delle persone o anche dei praticanti il paganesimo, probabilmente confesserebbe di sapere poco sull’argomento, o addirittura di non sapere di cosa si tratti. 

Assumendosi la responsabilità di spiegare nel dettaglio la questione dei cicli annuali e delle relative celebrazioni, trattasi in questo caso di una sorta di ‘osservatorio religioso’ delle specificità pagane antiche ma anche moderne, nelle loro diverse ramificazioni e peculiarità rituali. 

Al di là delle differenziazioni che avremo modo di trattare nel corso del tempo, la risposta alla domanda che più ci interessa è la seguente: i pagani seguono la cosiddetta Ruota dell’Anno? “Sì” ma anche “No” e “DIPENDE” sono tutte in questo caso risposte generalmente accettabili. 

Ciò significa che nonostante la sostanziale similarità di base che accomuna gli appuntamenti appartenenti alla suddetta “ruota”, il vasto panorama religioso risulta nella realtà molto più complesso e diversificato di quanto saremmo portati a pensare, presentando al suo interno sfaccettature difficilmente riconducibili ad un nucleo unitario, diviso com’è tra correnti antiche e neopagane e la miriade di variazioni storiche e contemporanee o di differenziazioni semantiche dei termini utilizzati. 

Coven o Kindred, praticanti solitari, pagani e neopagani celtici, osservatori della tradizione druidica, Wiccan, etenisti appartenenti a diverse correnti fino ai neo coniati Wolfsangisti: a livello europeo, tutti indistintamente, possono essere identificati non eredi ma piuttosto soggetti ‘ereditari’ di quelle tradizioni che contemplano la celebrazione ciclica delle diverse festività che caratterizzano la ciclicità del tempo dell’anno. 

Per una maggiore volontà di definizione e per la tipologia di approfondimento che più ci sta a cuore, gli stessi Wolfsangisti, passando per la sintesi coniata dalla penna di Siegfried Blazesson, lungi dal rappresentare una corrente autonoma o separata dell’etenismo, si presentano anzi come vivi testimoni di un’elaborazione ed infine un riferimento ex novo alle tradizioni legate al paganesimo germanico. 

La ruota dell’anno nordica e il labirinto delle definizioni terminologiche 

Dal punto di vista del paganesimo nordico, l’Ynglinga Saga ci indica le tre feste principali celebrate dagli antichi pagani: all’inizio dell’inverno, in ottobre, a metà inverno, originariamente a gennaio e poi a dicembre e all’inizio dell’estate, in aprile. Poiché i primi pagani nordici seguivano generalmente un calendario lunisolare, queste celebrazioni avevano luogo principalmente in occasione delle lune piene o nuove. 

E’ tuttavia necessario riconoscere che al giorno d’oggi, tra i medi indicatori culturali di massa riferibili alla Ruota dell’anno, ritroviamo in via principale le festività celtiche come Samhain, Imbolc, Lughnasadh o Beltane nonché quelle di derivazione anglosassone, piuttosto che quelle norrene o di derivazione popolare germanica.

Un fenomeno, questo, dovuto soprattutto ad una sorta di generalizzazione contemporanea della cultura pagana nel suo complesso, che non contempla opportunità di approfondimento e di doverosa separazione, tanta è la spinta pressapochista e dozzinale con la quale in particolare modo le correnti neopagane hanno subito un processo di semplificazione e di ‘democratizzazione’ generalista del culto. 

Sebbene i suddetti termini trovino diversi riscontri nella loro radice storica, vale la pena specificare che essi, prima della definizione moderna, non sono mai stati utilizzati in riferimento ad un odierno ‘equinozio di primavera’, un ‘equinozio d’autunno’ o un ‘solstizio d’estate’. Tantomeno in essi si sarebbero identificate le festività normalmente celebrate dai popoli germanici e nordeuropei. 

Ciò ci potrebbe portare a pensare che la Ruota dell’Anno come la conosciamo oggi e nelle sue differenti versioni sia arrivata nell’era contemporanea a rappresentare un concetto più moderno nei termini utilizzati per identificarle, pur derivando da un tempo assai lontano. Tanto è vero che gli stessi termini di Litha, Mabon oppure Ostara vennero creati e successivamente istituzionalizzati nei decenni più recenti (indicativamente intorno agli anni 70’ del ‘900) dallo wiccan Aidan Kelly. 

Alla luce di queste considerazioni, bisogna riconoscere che l’idea di Ruota dell’Anno, nonostante sul suo modello primario si presentino evidenti difficoltà di analisi e ricognizione di dati storici, fornisca tuttavia una solida sintesi di intenzionalità su ciò che per i popoli antichi significavano i riti temporali di passaggio basati sulla ciclicità della natura e la simbologia legata alla rotazione delle fasi solari. In essa si ritrovano ritualità, tradizioni e valori delle genti del Nord, profondamente legati alla ritmicità del tempo naturale. 

Il paganesimo nordico, compreso il contesto germanico, rimane una tradizione religiosa tutt’altro che dormiente nello scenario del paganesimo europeo odierno. Lo stesso Wolfsangismo si è assunto il compito di riproporre un calendario che più si confà al sentire e alle consuetudini dei germani, intesi nel dettaglio come popolazioni germaniche tout court, ovvero quelle numerose e varie genti che appartenevano alla comunità di lingua indoeuropea, grande e indistinta, dalla quale poi si estesero per formare una massa non omogenea successivamente sviluppata culturalmente dalla Mitteleuropa fino alla parte meridionale della Scandinavia e in altri territori del Mar Baltico e del Mare del Nord. 

In quanto tali, i wolfsangisti, chiamano le loro festività Blót. Inizialmente, il Blót significava rafforzare le divinità. Ci sono poche fonti scritte sui rituali e sui riti sacrificali negli antichi riti germanici.

L’Edda Poetica con Hávamál e Völuspá e l’Edda di Snorri Sturluson sono le nostre migliori fonti sul paganesimo e sulla religione nordica e germanica, ma Flateyjarbók alla fine del XIV secolo racconta dell’antico re Thorri, che faceva grandi sacrifici e ne faceva uno ogni anno in pieno inverno. 

Autore

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Go toTop