NAVIGARE PER MARI: ERIK IL ROSSO E IL MITO DELLE ESPLORAZIONI VICHINGHE

13 Dicembre 2023
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Erik il Rosso è ricordato nelle saghe medievali e islandesi per aver fondato il primo insediamento continuo in Groenlandia. L’intrepido esploratore trascorse il suo primo inverno sull’isola di Eiriksey e il secondo a Eiriksholmar. Prima di tornare in Islanda, Erik ha esplorato l’estremo nord fino a Snaefell.

di Halfdan Fjallarsson

L’esplorazione del mondo per via marittima da parte degli scandinavi dell’alto medio evo ha rivaleggiato con quella dei fenici e dei greci. L’incredibile duttilità delle imbarcazioni nordiche ha permesso l’espansione ad est e ad ovest, dando vita a quella che noi chiamiamo “Era Vichinga”. Dalla più famosa “Dreki” alle meno note “Knorr o Knarr” queste navi erano in grado di seguire rotte in mare aperto e di navigare tanto sotto le stelle quanto col cielo coperto, con un’approssimazione di 30 metri rispetto alla destinazione reale. 

Navigazione che si svolgeva anche grazie a strumenti come la “bussola solare” e allo “spato d’Islanda”, una pietra simile al cristallo che era in grado di scovare il sole dietro le nubi. Inoltre, la tradizione vuole che quando si navigava verso terre nuove, si dovesse avere a bordo la figura del leidhsögumadhr, un “uomo che dice la strada” di solito un marinaio esperto e molto anziano che aveva una conoscenza quasi sovrannaturale del mare e delle rotte. Ma l’impresa che più di tutte ha impressionato l’immaginario collettivo è stata quella di arrivare sulle coste del Nord America 500 anni prima che Cristoforo Colombo toccasse le coste dell’isola che fu ribattezzata “San Salvador”.

Protagonista, direttamente e indirettamente, di questa epopea fu il norvegese Eirik Rauda Thorvaldson, meglio conosciuto come Eirk il Rosso per via del colore acceso dei suoi capelli. Analogamente a quella di Egill Skallagrimsson, la vita di Erik non fu affatto tranquilla. Esule dalla Norvegia per un’accusa di omicidio, Erik si diresse in Islanda con tutta la famiglia nel 940 d.C. Tuttavia la sua natura rissosa riemerse e per via di un altro omicidio, stavolta colposo, fu costretto ad abbandonare l’Islanda nel 982. 

Partito con la famiglia ed alcuni servitori, approdò nel 985 sulla costa meridionale della Groenlandia (terra verde” che forse a quel tempo lo era davvero per via di un breve “optimum climatico”). Allo scadere del bando, nel 988, tornò in Islanda con l’intenzione di procurarsi dei coloni. Erik era anche un gran parlatore, e riuscì a convincere un buon numero di persone, tanto che riusci a salpare nuovamente dall’Islanda con 25 (o forse 30) navi. Purtroppo una spaventosa burrasca lungo la rotta e altre avversità, ne ridussero drasticamente il numero a 14. 

La colonizzazione della Groenlandia

Erik, con la sua famiglia e i coloni sopravvissuti, iniziò a colonizzare quella terra verde per cui tanto aveva rischiato. Gli insediamenti, tra cui il più grande era Brattahlid, situata nell’Eriksfjord, rimasero sempre molto poveri ma resistettero fino al XVI° secolo. Isolati quasi completamente dal resto del mondo, sopravvissero grazie al commercio di pellicce e zanne di tricheco, particolarmente preziose perché interamente costituite d’avorio. Ma l’avventura più grande doveva ancora iniziare. 

Il Vinland 

Erik ebbe quattro figli dalla moglie: una femmina, Freydís, e tre maschi, gli esploratori Leif Erikson, Þorvaldr Eiríksson e Thorsteinn. Citati in varie saghe, i figli di Erik ebbero un ruolo determinante nel fallimento della prima colonizzazione del Nord America da parte degli europei. Nel 992 Leif, partiì verso ovest con 25 compagni alla ricerca di materie prime per la costruzione di imbarcazioni. Raggiunte le coste del Labrador, proseguì verso sud, scoprendo un territorio pianeggiante dalle spiagge bianche, ricco di prati erbosi e prossimo a grandi foreste. Fu lì che decisero di svernare. 

Questa terra fu nominata dallo stesso Leif “Vinland” vale adire “terra del vino” per via della presenza di vigneti selvatici oppure “terra dei prati” per via appunto dell’abbondanza di manti erbosi che erano ottimi per l’allevamento del bestiame. Nella baia oggi nota col nome di L’Anse aux Meadows, gli scandinavi ebbero i primi contatti e scontri con in nativi, da loro chiamati “Skraelingar” (forse “uomini brutti”). Forse uno dei motivi di scontro fu la famosa offerta del latte vaccino ai nativi. Non avendo sviluppato l’enzima che ne permette la digestione, subito dopo averlo bevuto ebbero forti dolori e pensarono si trattasse di un tentativo di avvelenamento. In un’altra spedizione, guidata da Þorfinnr Karlsefni, Fredìs, in stato di gravidanza, fu coinvolta in un aspra battaglia contro gli skraelings, che riuscì da sola a tenere a bada fino all’arrivo dei rinforzi. Suo fratello Þorvaldr invece si imbarcò nella seconda spedizione verso il Vinland seguendo le orme di Leif. Ma la sorte non fu benevola con lui, morì in un ennesimo scontro coi nativi, colpito da una freccia.

Il ritorno in Groenlandia

L’avventura nord americana si concluse al rientro di Leif in Groenlandia. Erik era morto nel 1007 rimanendo fieramente pagano nonostante le pressioni della famiglia a convertirsi al cristianesimo, Leif ne prese il posto alla guida delle colonie. Per molto tempo, la scoperta del continente nord americano da parte dei Groenlandesi fu ritenuta un mito senza alcun fondamento. 
La conferma archeologica dei resoconti della “Saga di Erik il Rosso” arrivò nel 1961 con la scoperta di tombe ed insediamenti di stampo scandinavo risalenti al X° secolo a L’Anse aux Meadows. Le colonie in Groenlandia, nonostante gli sforzi dei primi coloni, non durarono a lungo: a partire dal 1410, i contatti si fecero sempre più radi fino ad esaurirsi del tutto. Le imprese di Erik e figli, pur non essendo state molto incisive nella storia, hanno comunque ispirato gli esploratori futuri, tra i tanti ricordiamo il norvegese Thor Heyerdhal che ha dimostrato con la costruzione della Kon-Tiki la possibilità per le popolazioni preistoriche di poter navigare con navi fatte di giunchi, per grandissime distanze.

Autore

  • Halfdan Fjallarsson

    Halfdan Fjallarsson, classe 1980, è un rievocatore storico, blogger, scrittore, ricercatore indipendente ed istruttore di scherma storica. Insieme ai suoi fratelli ha fondato l’associazione Valhalla Viking Victory - “Warriors of the Ravenshield” nel 2005 portando la rievocazione storica dei vichinghi alle porte di Roma. La sua ventennale esperienza nella mitologia e nella tradizione nordica, lo hanno portato a fondare il movimento socio-culturale e spirituale chiamato “La via di Albione” e alla realizzazione a tutt’oggi di tre edizioni del “Fjallstein Viking Fest”, il primo festival dedicato alla cultura dei vichinghi nel Lazio.

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