ETENISMO IN ITALIA: UNA NUOVA SPERANZA 

13 Dicembre 2023
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Che gli eteni italiani seguano la tradizione etenistica longobarda, esattamente quella che il Fato ha voluto che raggiungesse la nostra terra”. Tra la corrente scandinava e le tradizioni legate al paganesimo germanico della Mitteleuropa, la complessità del panorama di culto pagano e le dovute differenziazioni portano a una riflessione fondamentale. Siamo davvero noi i destinati seguaci della memoria storica e religiosa appartenente alla totalità degli antichi popoli europei di epoca pre cristiana? Se la risposta può essere confermata solo parzialmente, essa segue nel contempo la naturale logica culturale che ci conduce ad una interpretazione del credo religioso legato al neo coniato termine di Wolfsangismo, inteso come sintesi nuova e certo più idonea a rappresentare le caratteristiche del paganesimo germanico come eredità storica che senza dubbio ci appartiene, ovvero quella dell’Europa centrale. 

dI Siegfried Blazesson 

Mi è stato spesso chiesto, da chi si avvicina al mondo dell’etenismo di fornire un compendio che si possa definire completo, per comprendere e mettere in pratica l’etica etena nella vita quotidiana. I dubbi di chi si approccia a questo mondo ed a questa fede sono molti ma, se quelli relativi alla comprensione delle divinità od alla decifrabilità della complessa cosmologia germanica si estinguono con la raccomandazione da parte mia di alcuni testi storici e filologici, così non è per quanto riguarda gli insegnamenti basilari della moralità di ogni eteno

Convengo che l’Edda Poetica, in questo ambito, sia una fonte inesauribile di spunti per affrontare la quotidianità, tuttavia non è sempre esauriente ma soprattutto in diversi passaggi non è comprensibile alle moltitudini ma solamente a chi la legge con un approccio più erudito. Altre questioni mi vengono sollevate, in questo caso anche dagli addetti ai lavori, su quello che abbiamo deciso di chiamare “Wolfsangismo”. Il Wolfsagismo non è solamente quella che si può definire una corrente autonoma o separata dell’etenismo, è invece un’elaborazione ed infine una sintesi (ex novo, ci tengo a precisare) delle tradizioni legate al paganesimo germanico. 

Il paganesimo ha permeato per secoli la vita delle popolazioni alpine: prima i popoli retici con la scoperta di quelle che si possono già definire Rune (che per gli studiosi sono gli alfabeti Frtizens- Sanzeno) e successivamente Cimbri, Goti e Longobardi contribuirono, in modo più o meno influente, a mantenere nella ruralità delle zone alpine la conoscenza degli antichi Dèi indoeuropei e di quelle Rune che anche il mondo accademico è ormai concorde nell’attribuirne la natività presso nostre montagne. Basterebbe solamente quest’ultima premessa per farci sentire il dovere morale di non lasciar morire questa tradizione. Per noi è fondamentale non allinearci all’etenismo “nordico” in quanto il nostro percorso culturale ha subito uno sviluppo diverso da quello dei popoli scandinavi, maturando spesso anche idee e modi di pensare necessariamente diversi che hanno plasmato il nostro popolo per oltre 3000 anni. 

Non possiamo aderire all’etenismo scandinavo semplicemente perché non siamo scandinavi e questo ci porterebbe ad appropriarci di una cultura che, per quanto possa essere sintetizzata in quella indoeuropea e quindi legata a grandi linee a tutti i popoli europei moderni, si è sviluppata in maniera autonoma in Scandinavia mentre nelle terre mitteleuropee ha avuto risvolti diversi, spesso mescolandosi con culti pre indoeuropei ed in seguito con quelli di origine romana; infatti, a differenza della Scandinavia e di alcune zone della Germania orientale, la cosiddetta mitteleuropa (o Europa centrale) è stata quasi interamente colonizzata dai romani, con tutte le conseguenze del caso nello sviluppo dell’autonomia religiosa. Dunque noi possiamo (e dobbiamo) portare avanti la tradizione mitteleuropea. 

Il ragionamento fatto poc’anzi può essere valido per i lettori vicini al mio kindred e che vivono in una zona sensibile al discorso sopra citato, ovvero i lettori che si trovano tra il Triveneto, l’Austria, la Svizzera orientale, la Slovenia e la Baviera. Sono tuttavia numerosi anche i lettori provenienti dal resto d’Italia, per questo trovo utile affrontare, anche se solo a grandi linee, il ragguardevole passato longobardo

Tra i testi che io consiglio sempre a chi si approccia a questo mondo vi è sempre il nome di Paolo Diacono (storico longobardo) e della sua più esauriente opera: Historia Langobardorum (Storia dei Longobardi). E’ fondamentale per ogni eteno italiano conoscere questo popolo, la sua storia, la sua evoluzione, le sue usanze ed i suoi Dèi, per capire l’approccio più importante e significativo che le genti del nord hanno avuto per la cultura dell’epoca e che si riflettono limpidamente in alcuni aspetti anche nella cultura italiana di oggi. 

Sarebbe fazioso affermare che l’Italia è nata per volontà di questi Germani dell’Elba, tuttavia non si può negare la loro importanza nella nascita del concetto di Italia come unica entità politica e non parte di un impero (come può essere stato quello romano). Fu infatti Alboino, il Re Longobardo che portò il suo popolo in Italia, a fregiarsi per primo del titolo di Dominus Italiae (che diventerà Rex Italiae solo alla fine del Regno Longobardo, con Carlo il Franco). E’ dunque di fondamentale importanza, e continuo a ribadirlo, che gli eteni italiani seguano la tradizione etenistica longobarda, esattamente quella che il Fato ha voluto che raggiungesse la nostra terra. 

Impariamo anzitutto e soprattutto, ma non lo spiegherò io qui per non dilungarmi, a chiamare gli Dèi con i nomi che gli sono stati posti dai nostri padri spirituali Longobardi: Odino ad esempio è una italianizzazione dello scandinavo Odinn, non troverete che i Longobardi abbiano mai chiamato così il padre degli Dèi, loro lo chiamavano Godan, diretto derivato del suo nome in Alto Tedesco ovvero Wotan, o ancora la principale divinità della stirpe dei Vanir che gli scandinavi chiamano Freya, per i Longobardi diventa Frea che va inoltre a creare un forte sincretismo con quella che nella cultura scandinava è invece la moglie di Odino: la Dea Frigg

Questo nuovo approccio ci permetterebbe innanzitutto come eteni italiani di distaccarci dal cordone ombelicale della corrente scandinava, alla quale siamo rimasti quasi parassiticamente attaccati dagli anni ‘70 fino ad oggi, o almeno, questo è il mio auspicio, che si sviluppi un modo di intendere l’etenismo che sia italiano e che non abbia paura di chiamarsi italiano: le fonti ci sono e dobbiamo solo uscire dalle ali della chioccia che per gli eteni del Belpaese è rappresentata dalla sopracitata corrente scandinava. 

Anche per i Germanici il problema è simile a quello italiano: sono pochi i gruppi di Heidnischen tedeschi e quelli che ci sono risultano frammentati e pseudo-segreti, credo che questo sia dovuto all’accostamento che tende a venire fatto soprattutto in Germania tra gli eteni ed il nazionalsocialismo. Anche l’ambiente tedesco piange la carenza di una filosofia etena propria, un paradosso se pensiamo che è proprio la letteratura germanica che ci dà le fonti principali della fede etena; tuttavia questa caccia alle streghe operata nei nostri paesi, non ci permette (salvo rare eccezioni) di spiccare il volo, cosa che sono riusciti a fare ad esempio gli eteni di tradizione Slava e quelli di tradizione Anglosassone, cosa che auspico nel minor tempo possibile sia per l’Italia che per la Germania. 

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