PENSARE IL PRESENTE: UNO SGUARDO ALLA SOSTANZA DELLA RELIGIOSITA’ ETENA

13 Dicembre 2023
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Se prendiamo in considerazione il panorama eterogeneo delle tendenze spirituali e delle iniziative religiose più o meno nuove presenti oggi in Italia e nel resto del continente europeo (che vogliamo intendere nella sua più ampia estensione geografica) notiamo come l’agglomerato di strutture valoriali e assetti di relazioni interni a piccole comunità così come ad intere popolazioni, non trovi spontaneo accordo con i modelli originari delle religioni cosiddette tradizionali, o vecchie religioni, data la natura meno sostanziale o, se vogliamo, meno compatta se non quando frammentata delle proprie concezioni sistemiche.

Da molti decenni ci troviamo di fatto nell’epoca in cui si sviluppa, prospera o sopravvive la macro società ‘liquida’ affetta dal cancro della globalizzazione e del relativismo diffuso. Un aggregato composito e difforme all’interno del quale la risorsa religione e le sue dinamiche di conservazione soffrono sotto la pressione del disinteresse agnostico, dell’attaccamento convenzionale a consuetudini o dell’adesione qualunquistica e disinformata alle mode correnti

Un destino apparentemente ineluttabile che accomuna le sorti dei culti monoteisti a quelle delle antiche confessioni pagane che le precedettero di millenni e che maggiormente forgiarono il sostrato sociale e politico, insieme al tessuto connettivo economico e culturale di base che per millenni ha caratterizzato le genti d’Europa. 

Rimanderemo ad un prossimo approfondimento l’ulteriore problematica che vede la contrapposizione sostanziale tra le confessioni pagane originarie alle correnti neopagane che dalla metà del XIX secolo si sono diffuse nel mondo occidentale. Tuttavia è interessante notare come il paganesimo sia diventato, soprattutto oggi, l’oggetto di una crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica, in un momento in cui le religioni tradizionali, in particolare il cristianesimo e l’ebraismo in Europa e in Nord America, sembrano essere in declino, nel perseguimento spasmodico di una ridifferenziazione interna che ne permetta la conservazione dello status quo.

E se questa sorta di ‘autoriciclo’ per la sopravvivenza nell’era attuale connota in modo inequivocabile l’intrinseca debolezza organica di queste fedi, non altrettanto possiamo dire del paganesimo originario inteso nel suo senso classico, che pur assistendo ad una deterministica ma nel contempo disordinata evoluzione di correnti nuove, relega per sua stessa natura queste ultime in una dimensione parallela e mai intesa in senso originario o ereditario.

Nell’essenza ad esso connaturata, che intrinsecamente privilegia la stabilità a scapito del caos, il paganesimo oggi gode del vantaggio di potere rifiutare di per sé qualsiasi concezione di riadattamento coatto, ispirato da esigenze politiche o socio economiche imposte dalle dinamiche di corsa delle società in movimento. Libero dagli imbarazzi dei condizionamenti contingenti, passati e presenti, oggi esso può rialzarsi procedendo con fierezza oltre le macerie lasciate dai culti volgari che osarono oltrepassarlo o peggio, calpestarlo. 

Se di scomparsa possiamo parlare, e questo avvenne realmente soprattutto sotto i colpi dei decenni che segnarono la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel corso del IV secolo, questa si intende originata dallo schiacciamento imposto proprio da quelle stesse dinamiche che nella storia hanno fatto prevalere la ragione politica ed economica sul più nobile presupposto dell’anelito etico, pratico e spirituale dell’azione.

L’invasore monoteista, nascosto di fatto dietro al feticcio degli intenti di valore, ha ingannato la propria coscienza con l’illusione di un radicamento efficace e duraturo nel tempo, propagandolo alle masse, tradito esso stesso dalla finalità cieca di un’urgenza primaria, quella della dominanza, priva però della benedizione degli Dei.

L’insieme degli impulsi che portarono alla progressiva sostituzione del cristianesimo alle religioni politeiste dell’Europa continentale e nordica si può serenamente raccogliere sotto l’ombrello concettuale del termine ‘oppressione violenta’. Eppure, nel caso dei seguaci di Cristo, fino a quando essi rimasero un fenomeno minoritario, si ammantarono del sacro velo della tolleranza.

Niente tuttavia è destinato ad essere ciò che non può essere, né ogni ambizioso progetto privo della sua intrinseca propensione all’indipendenza potrà sopravvivere al giudizio impietoso della sua destinazione finale.

Anche contro la natura più volubile del paganesimo romano o della polis greca annientata dal peso del tragico sviluppo delle proprie ambizioni democratiche, la religiosità germanica e nordica conserva quei valori immutabili che ricavano la propria forza non tanto dalle filosofie dell’amore universale o da troppo alti ideali proiettati in un futuro che si ritiene già conquistato, ma nel qui ed ora, dal quale trae ispirazione la pratica terrena dell’azione quotidiana che è onore, saggezza, etica, virtù, guerra e infine morte, pur nel dialogo costante e consapevole con la sostanza della Deità.

Nessun tipo di riadattamento si confà dunque al carattere del paganesimo nordico oggi, poiché questo sfugge ormai alla dipendenza dalla necessità di sopravvivenza obbligata all’interno di una società. Quello che crediamo, è che l’unica destinazione certa e tangibile, stretta tra le nostre mani, sia quella che inevitabilmente sta portando alla riemersione delle direzioni di forza che generano l’elemento unico per la sua esistenza al di là delle epoche, ma senza sciocche credenze di predestinazione.

Tutto ciò che sappiamo e che ci è dato constatare, è che non vi è altro di più che il destino forgiato dagli uomini, sotto lo sguardo degli Dei.

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