GUERRA, MORTE E SAGGEZZA: L’ESSENZA DI ODINO, IL GRANDE TRA GLI DEI 

13 Dicembre 2023
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Versatile e potente, Dio di sapienza e furore: la forza di Odino, Dio supremo nella religione germanica e norrena, è associata a molti aspetti della vita umana tra cui la guerra, la saggezza, il commercio, la poesia e la magia. Conferimenti di valore che diverse culture gli attribuirono per riflettere la sua importanza in ogni ambito ideale e pratico di riferimento, chiamandolo in modo differente. Anche se il pantheon norreno comprendeva decine di divinità, Odino era una delle tre principali venerate nella religione norrena, insieme a Thor e Frey. Ogni nome ha un aspetto diverso e rappresenta un aspetto altrettanto complesso della sua personalità e dei suoi poteri.

di Gothi del Tempio del Lupo  

Il Re e il Padre degli Dèi e dei mortali, il Saggio, il Potente, il dio della morte, della saggezza, della magia: colui che ha mille nomi. Odino (dal norreno antico: Óðinn) è il principale dio nordico, conosciuto anche come Woden nella mitologia germanica, termine ricavato dall’antico inglese, Wodan in francone antico e Wutan o Wuotan in alto germanico antico antico, in proto-germanico: *Wōdanaz.

Odin, Allfather, Grimnir, Woden e molti altri dunque. Ci sono diverse spiegazioni per le quali egli è chiamato in tanti modi. Una di queste è che, come dio della guerra e della sapienza, è stato venerato in molte culture e regioni diverse della Scandinavia e dell’Europa centrale. In ognuna di queste egli era conosciuto.

Anche chiamato in lingua italiana ‘Padreterno con un occhio solo’ sacrificato per poter vedere tutto ciò che accade, la sua essenza viene indicata anche con la forma norrena del dio germanico Wotan e del dio anglosassone Woden, seppure entrambi sembra fossero descritti con due occhi. 

Padre di Baldr e di Thor, Odino è colui che tutto vede. Pose infatti uno dei suoi occhi nel pozzo del gigante Mimir e si gettò sulla sua lancia Gungnir in una sorta di suicidio simbolico. Si appese poi a Yggdrasil, l’albero della vita, per nove giorni e nove notti, al fine di acquisire la conoscenza di altri mondi e poter comprendere le rune. Imparò l’arte magica della profezia dalla dea Freyja.

Durante le sue azioni sacrificali, ebbe visioni e ricevette una saggezza segreta. La conoscenza magica acquisita lo rese in grado di curare i malati, calmare le tempeste, rivolgere le armi contro i suoi aggressori, far innamorare le donne e rendere innocue le pericolose donne troll, spesso solo con uno sguardo.

Odino era anche un mutaforma in grado di far viaggiare la propria essenza attraverso luoghi e mondi diversi ma non senza la presenza dei suoi fidi compagni di viaggio. Sleipnir, il cavallo a otto zampe, è il fido destriero che corre con Lui attraverso le dimensioni dei mondi. Geri e Freki sono i suoi lupi onnipresenti in viaggio, nelle avventure e in battaglia. Non un aspetto della ricerca della conoscenza è escluso dall’ampio raggio di volontà del supremo: i due corvi Hugin e Munin, simboleggianti il pensiero e la memoria, volano sempre a guardia della sapienza e riferiscono ciò che vedono.

Anche se secondo molti studiosi la posizione all’apice della gerarchia di quello che possiamo a pieno titolo chiamare ‘Padre di tutti’ (Allfather) potrebbe essere un’evoluzione successiva, la figura di Óðinn, assai più complessa e diversificata negli aspetti di potenza rispetto agli altri Dèi, rimane immutata nell’immaginario e nella concreta struttura di credenze all’interno dell’estesa famiglia dei pagani nordici ed etenisti.

Dio del Mistero

In generale l’idea è che la molteplicità di nomi di Odino sia legata alla sua estrema importanza come figura religiosa, nell’antica cultura Nordica, ma anche alla sua versatilità e al suo essere un dio del mistero. Egli infatti era spesso venerato sotto nomi segreti e misteriosi, che erano conosciuti solo dai sacerdoti e dai fedeli più devoti. Questi erano considerati sacri e non venivano condivisi né enunciati pubblicamente.

Dopo essere stato iniziato ai misteri delle rune, Odino raccontò:

Poi fui fecondato e divenni saggio;

Sono cresciuto e ho prosperato.

Da una parola a una parola fui condotto a una parola,

Da un’opera a un’opera sono stato condotto a un’opera“.

Equipaggiato con la conoscenza di come maneggiare le rune, divenne uno degli esseri più potenti e completi del cosmo. Imparò canti che gli permisero di guarire ferite emotive e corporee, di legare i suoi nemici e rendere inutili le loro armi, di liberarsi dalle costrizioni, di spegnere gli incendi, di smascherare e scacciare i praticanti della magia maligna, di proteggere i suoi amici in battaglia, di risvegliare i morti, di conquistare e mantenere un’amante e di compiere molte altre imprese come queste.

Sacrificare me stesso a me stesso“.

La nostra fonte è l’Hávamál, un poema norreno antico che fa parte dell’Edda poetica. Nel primo dei due versi che descrivono l’ordalia sciamanica di Odino (scritti dal punto di vista di Odino stesso), il dio dice di essere stato “dato a Odino, io a me stesso”.

Il suo calvario è quindi un sacrificio di se stesso a se stesso, ed è il sacrificio odinico definitivo – perché quale offerta potrebbe essere più nobile al dio se non il dio stesso?

Gefinn Óðni” dal norreno antico è una frase che ricorre molte volte nella Edda e nelle saghe nel contesto dei sacrifici umani a Odino. E in realtà, la forma che i sacrifici menzionati assumono, rispecchia il calvario di Odino nell’Hávamál, dove la vittima viene impiccata, pugnalata o entrambe le cose.

Secondo l’Edda, spetterà ad Odino guidare gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell’ultima battaglia del Ragnarok, alla fine della quale verrà ucciso dal lupo Fenrir, per essere poi immediatamente vendicato da Viðarr il quale, dopo avergli piantato un piede nella gola, ne squarcerà le fauci.

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