L’INIZIO E LA FINE: BALDR IL LUMINOSO, LA SIMBOLOGIA DELLA PERSONIFICAZIONE DEL SOLE

13 Dicembre 2023
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“Io vidi per Baldr 

un sacrificio di sangue;

per il figlio di Óðinn

il celato destino.

Ritto cresceva alto sui campi

esile e molto bello

un ramoscello di vischio”.

(Vǫluspá 31)

Il solstizio d’estate rappresenta l’anno al suo culmine. Mentre l’equinozio di primavera è il momento della vita e della crescita rinnovata, questo è il momento in cui la ricchezza del mondo è nella sua massima espressione e nel contempo, il punto di ritorno.

Il significato della figura di Baldr e il legame spirituale ed emblematico con il Solstizio d’estate ben si sintetizza in una delle narrazioni più iconiche della mitologia nordica, quello della sua morte. Una simbologia chiaramente in linea con l’essenza naturale del ciclo della vita che, in un certo modo, rende la proiezione narrativa del rinnovamento della vita e della bellezza ad essa associata.

Sedeva sul suo trono che si diceva fosse così luminoso da poter essere visto da tutti gli angoli del mondo”: Baldr viene ucciso nel momento dell’apparente invulnerabilità, proprio mentre il sole perde energia nel giorno della sua massima luminosità, il 21 giugno. L’inizio della fine, il momento in cui l’emisfero settentrionale marcia ancora una volta verso l’oscurità. Così come la notte deve seguire il giorno, l’oscurità deve seguire la luce e, invariabilmente, l’inverno deve seguire l’estate: un equilibrio tra luce e buio, tra le energie calanti e crescenti che di quello stesso ciclo fanno parte. 

Poiché dunque Baldr è la personificazione del sole, la sua morte è associata ai solstizi che sappiamo storicamente essere stati celebrati in Scandinavia, assieme al suo culto, proprio nel giorno di mezza estate.

Il punto più alto del sole è l’inizio della fine della stagione di crescita, proprio come la morte di Baldr è l’inizio del Ragnarök. Dopo la sua dipartita si riaccende il pericolo delle forze distruttive dei giganti, che possono essere domate solo dal potere di Thor (cfr. Leinernfest, Thorsfest). Come si allontanano i contorni della sua figura luminosa, così la felicità e la bellezza scompaiono dal mondo e si avvicina la fine degli dei, come destino designato.

Baldr è una delle poche divinità maschili che non partecipano alla lotta contro i giganti nel Ragnarök. Nella battaglia del giorno, Dèi, Jötnar e uomini si annientano consegnando il mondo ad un destino di fine certa. Ma è anche profetizzato che la sua figura sia chiamata a riemergere dagli abissi dei morti per regnare su tutti gli Dei, inaugurando l’era di un nuovo mondo. 

Ciò dimostra ancora una volta che egli simboleggia un periodo ristretto dell’anno in cui la luce domina l’oscurità. È il periodo delle notti invisibili, quando il sole, nell’Europa settentrionale, non tramonta mai. Egli è il cielo blu brillante, il giorno senza fine dell’estremo nord, il picco di luce nel costante flusso e riflusso delle stagioni.

Qual è dunque il significato della sua morte? La fine necessaria nella vita del Cosmo. L’antropologo James George Frazer sostiene che egli fosse un dio della fertilità la cui scomparsa e rinascita era necessaria al mantenimento della vita. 

Baldr è il portatore di speranza. È il dio che crea qualcosa di nuovo dal vecchio. La sua esistenza dimostra che nemmeno il Ragnarök è in grado di far regnare l’oscurità per sempre. Brindiamo a Baldur al solstizio d’estate, quando la sua morte è inevitabile. Alziamo il bicchiere al solstizio d’inverno e ringraziamo per la saggezza che nulla è mai perduto.

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