VALCHIRIE: GLI OCCHI DI ODINO PER LA GLORIA DEL VALHALLA

22 Marzo 2024
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Gli occhi di Odino sul campo di battaglia, letteralmente “coloro che scelgono i caduti”. Spesso descritte come “figlie di Odino”, la loro figura è legata alla morte valorosa e alla gloria eterna.

La figura delle Valchirie nella mitologia nordica si riferisce a rappresentazioni femminili mitiche, il cui compito è quello di individuare i guerrieri uccisi in battaglia da portare nel Valhalla, la sala degli eroi degni di combattere al fianco degli Dèi nella battaglia finale del Ragnarok.

Strettamente associate alla guerra, la loro presenza e intervento possono infondere coraggio militare, speranza e determinazione nei mortali in combattimento. Allo stesso modo esse sono connesse al concetto della morte onorevole. Ispiratrici e protettrici verso i valorosi caduti durante la loro vita, sono legate al loro destino dopo il trapasso.

Guidate proprio dal desiderio di operare per la gloria del grande tra gli Dèi, rappresentano per questo motivo l’aspetto divino del conflitto e la promessa di una vita immortale per coloro che perdono quella terrena in maniera eroica. Un aspetto indubbiamente significativo, quello dell’onore, della cultura e della mentalità dei guerrieri nordici. 

Esse proteggono dunque i combattenti, ma sono anche in grado di ucciderne altri senza pietà, con spade e punte di lancia rapide e temibili. Vengono spesso raffigurate come donne con ali d’uccello, vestite in armatura e montate su cavalli alati. 

Sono le bellissime, forti e coraggiose incaricate dal Padre, e di questo fedeli alleate. Ma si dice che possano assumere un aspetto anche molto spaventoso sul campo, spingendo i nemici a fuggire. Storicamente, le valchirie sono principalmente menzionate nei testi dell’Edda poetica, nell’Edda di Snorri e nelle saghe norrene.

Nell’Edda poetica troviamo tracce della loro presenza principalmente nella Vǫluspá (Profezia della Veggente).

Nella Voluspa sono citate le valchirie precisamente nel verso trentesimo nel quale si elencano le più notabili: Skuld che tiene lo scudo, la seconda è Skǫgul, e in seguito Gunnr, Hildr, Gǫndul e Geirskǫgul, tutte loro secondo la veggente sono figlie di Herjan (il condottiero) secondo alcuni lo stesso Odino.

Per ciò che riguarda l’Edda in prosa scritta da Sturluson nel 13° secolo, la Gylfaginning (La visione di Gylfi) principalmente nel capitolo 36, descrive il Valhalla dove le valchirie qui presentate come divinità, esse servono il Dio e i valorosi portando il cibo e il vino. E’ qui che vengono rappresentate come creature bellissime e potenti, associate alla morte in battaglia e all’accompagnamento delle anime nel posto degli eroi ma che contestualmente stabiliscono anche quale dei due schieramenti debba avere la vittoria finale.

L’Edda in Prosa viene spesso utilizzata come fonte per la conoscenza della mitologia nordica e per capire meglio il contesto culturale e religioso dell’antico mondo dei Vichinghi e cita spesso le valchirie in riferimento alla poesia scaldica. Esse vengono menzionate in vari passaggi di questo testo, in particolare nel già citato capitolo 36 che si chiama per l’appunto “Frá Valkyrium” (trad. Sulle Valchirie). 

Menzioni delle valchirie dirette o indirette emergono in diverse saghe scandinave come la Saga di Thidrek che tratta delle gesta dell’omonimo eroe. Vi è poi la Saga di Hervor che racconta la storia dell’eroina e delle sue peripezie legate alla spada magica di suo padre, Angantyr. Le valchirie sono qui menzionate in relazione a visioni che Hervor ha durante le sue avventure.

La Skáldskaparmál (Il linguaggio poetico o letteralmente “la lingua degli skald” o “la ragione delle parole degli skald“) tratta invece delle antiche poesie nordiche. Insieme al Gylfaginning e alla Háttatal, la Skàldskaparmàl è uno dei tre principali testi dell’Edda in prosa e racconta anche molte delle leggende contenute nei miti nordici. 

E poi la Saga dei Volsungi che sebbene non sia esattamente una “saga” islandese nel senso convenzionale, è un poema epico che narra la storia della stirpe dei Völsung e contiene numerose referenze alle valchirie e alle loro azioni nel mondo nordico. 

Ma quante ancelle potremmo mai contare nell’esercito delle guerriere di Odino? Un numero imprecisato e ad oggi non conoscibile. Le fonti tradizionali indicano un numero variabile da nove a tredici, che piuttosto che rappresentarne la totalità, potrebbe riferirsi meramente alle leader di eserciti di fanciulle divine ben più nutriti.

E in tutta l’ampiezza della mitologia emergono quasi una quarantina di  nomi specifici associati, che possono mutare a seconda delle fonti. Oltre alla più conosciuta, che risponde al nome di Brynhildr, anche Hrist e Gunnr.  

Tra i diversi nominativi, nelle loro diverse forme, compaiono Skuld, Urdr, Verdandi, Göndul, Róta, Skögul, Geiravör, Herfjötur, Göll, Randgríðr, Ráðgríðr, Þrúðr, Hjörþrimul, Geirönul, Guðr, Herja, Svipul, Hjalmþrimul, Skeggöld, Hlökk, Hert, Mist, Herfjötur, Bauðn, Þögn, Gná, Geiravör, Miste, Goll, Róta, Gunnr, Geirdriful, Geirskögul, Norna, Göndul, Hjalmþrimul, Reginleif, Hjalmþrimul, Sigrdrífa, Sigrún, Kara, Sigrlinn, Sköglind, Þögn, Þrima, Þröng, Skírnir, Brynhildr, Hlaðgunn, Þunn, Ennífl, Ianna, Gollanda.

Celesti ed ardenti, figlie del cielo e spiriti potenti, le Valchirie vegliano e strigliano le anime sul terreno della belligeranza, tra le fiamme e le onde del destino inesorabile.

Incatenano l’ira dei forti e danzano su di essi come baluardo dei sopravvissuti e luce nel buio della guerra. Le loro urla echeggiano nei venti, accompagnando l’eco di lamenti antichi.

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